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Papa Leone arrivato oggi, sabato 4 luglio, in visita pastorale a Lampedusa. Il Pontefice, nel giorno in cui Donald Trump festeggia l’Independence Day negli Stati Uniti, ha scelto di essere nella terra dell’accoglienza. “Fra una popolazione che ha saputo accogliere i migranti chi fugge da guerre, violenze, carestie, nello stile del Samaritano, curando le ferite, rifocillandoli”, per dirla con l’arcivescovo di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano.
Un viaggio anticipato ieri da queste parole rivolte agli Usa. “Gli immigrati hanno plasmato il futuro degli Stati Uniti” ha detto papa Leone XIV prima della partenza.
Il volo del Papa, decollato dall’aeroporto di Ciampino, è atterrato alle 8.45 all’aeroporto di Lampedusa. Al suo arrivo, il Pontefice è stato accolto oltre che da mons. Damiano, anche da Renato Schifani, Presidente della Regione Sicilia, da Salvatore Caccamo, Prefetto di Agrigento, da Filippo Mannino, Sindaco di Lampedusa, e da Giuseppe Pendolino, Presidente del Libero Consorzio Comunale di Agrigento. Ad accoglierlo a nome del governo, anche Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.
Preghiera per i migranti al cimitero, poi varca la Porta d’Europa: la giornata
Il Papa si è poi recato al cimitero di Lampedusa per un omaggio floreale di fiori bianchi e gialli alle tombe dei migranti, soprattutto di bambini morti nei viaggi della speranza. Il Papa si è inginocchiato e ha sostato in preghiera. Con il Pontefice, anche il vicario di Roma, card. Baldo Reina di origini agrigentine.
Il Pontefice ha quindi raggiunto la “Porta d’Europa” dove ha incontrato una famiglia di migranti e una famiglia che ha adottato una bambina migrante. Il Papa ha attraversato la porta e guardato il mare. Poi, da solo, si è incamminato su uno scoglio nel suo punto più alto e ha guardato l’orizzonte. Un’immagine intensa e commovente. Con il vento è volata via la papalina.

Un bambino ha regalato al Papa un pallone con un bigliettino in cui ha spiegato: “La mia storia è iniziata dieci anni fa a Lampedusa. Mi dicono che ho smesso di piangere quando mi hanno dato un pallone fatto di carta. Spero che questa palla che ti regalo possa arrivare ad un altro bambino e farlo felice”.
Quindi la sosta al Molo Favaloro, dove ha benedetto una targa che intitola il ‘Molo a Papa Francesco: luogo di approdo, speranza, umanità’. Il Pontefice ha salutato un gruppo di migranti ospitati nell’hotspot dell’isola, accompagnati dalla Croce Rossa.
Il Papa ha poi raggiunto il campo sportivo Arena di Lampedusa a bordo di una vecchia Fiat Campagnola messa a disposizione da un lampedusano che la utilizza per andare nelle aree più impervie.. Si tratta della stessa che fu messa a disposizione di Papa Francesco nel suo viaggio con cui inaugurò il pontificato. Appartiene ad un milanese che vive a Lampedusa.
“Qui per incoraggiarvi, il mondo sia più umano”
“Non sono venuto a fare discorsi, ma a celebrare l’Eucaristia, segno supremo della presenza di Cristo in mezzo a noi. Il gesto di Gesù che spezza il pane per donare sé stesso dà senso e forza ai nostri gesti quotidiani di assistenza e di condivisione. Sì, questo è un luogo in cui, più che le parole, parlano i gesti”, sottolinea il Papa allo stadio prima di celebrare la messa. “ Ma i gesti – dice – per essere umani, hanno bisogno di un cuore. Per questo ci siamo radunati qui: per attingere da Cristo l’amore che solo Lui può darci, perché il mondo di oggi e di domani sia più umano, per tutti”.
Il Pontefice ricorda il predecessore: “Il fatto che abbiate voluto intitolare il Molo Favaloro a Papa Francesco è segno del legame che il mio predecessore ha stabilito con la vostra comunità e con i fratelli e le sorelle migranti: il Papa vi è stato vicino in questo tempo per voi molto impegnativo. E oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia”.
La messa con 4mila persone, sferzata all’Europa nell’omelia
Quindi la messa del Papa al Campo Sportivo Arena’, davanti a circa 4000 persone. “Il Vangelo risuona dove i popoli si incontrano, le persone si accolgono, le loro vicende si intrecciano, le diverse culture si pongono in dialogo. Diventa muto, invece, dove ognuno fa di sé stesso un’isola, dove il contatto è evitato, lo scambio è interrotto”, parla così del suo viaggio sulle orme del predecessore. “Sono grato al Signore di potervi visitare, sulle orme di Papa Francesco, che l’8 luglio 2013 volle venire a Lampedusa nel suo primo viaggio da Successore di Pietro. Gli Apostoli, come sapete, hanno navigato nel Mediterraneo e sperimentato l’ospitalità degli abitanti delle sue isole e delle sue coste, da millenni crocevia di civiltà”, dice Leone.
“Oggi Lampedusa e Linosa si trovano su una strada pericolosa come quella che scendeva da Gerusalemme a Gerico. Qui avete visto non solo uno, ma migliaia di esseri umani caduti nelle mani di briganti che portano loro via tutto, li percuotono a sangue e se ne vanno, lasciandoli mezzi morti”, denuncia. “Il mare ha accolto gli altri, quelli che non ce l’hanno fatta a giungere dove speravano. Avvertiamo però la loro presenza, che ci interpella non meno di quanti sono sbarcati, bisognosi di attenzione e di soccorso. Prima di qualunque considerazione intellettuale e convinzione ideologica, infatti, l’impatto con chi giace davanti a noi, spogliato di tutto, chiama alla prossimità”, sottolinea.
“C’è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate”, le parole del Papa, che continua, chiamando con il loro nome tutti quegli atteggiamenti che indicano il ‘passare oltre’: “Il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise: tutto questo riproduce oggi, del racconto evangelico, la fretta di ‘passare oltre’”.
“Sono venuto a ringraziarvi, fratelli e sorelle di Lampedusa, per la prossimità che molti fra voi hanno scelto di esercitare. È avvenuto ancora il miracolo della compassione: una rivoluzione interiore che fa affiorare in noi il ‘sentire’ di Dio e allarga i pensieri, il cuore e la vita”, spiega e dice “grazie ai volontari, alle associazioni, raccolte nel ‘Forum Lampedusa Solidale’, alle istituzioni civili, alla Guardia Costiera, ai Sindaci e alle amministrazioni che nel tempo si sono succeduti; grazie ai diaconi, ai preti, alle religiose, ai medici, agli psicologi, agli educatori; grazie alle forze di sicurezza e a tutti coloro che, con o senza il dono della fede, hanno scelto di amare insieme. Sì, perché tra voi è l’amore a essersi organizzato, quell’amore di cui la compassione, che vede il fratello in mare, è come il primo fremito, la chiamata profonda a osare ciò che mai avreste pensato”.

Il Papa saluta “le persone migranti che sono qui: loro stesse non hanno soltanto ricevuto, ma molte volte esercitato la solidarietà nel loro viaggio, come poveri che aiutano i più poveri”. Il Pontefice li ringrazia: “Grazie, fratelli e sorelle, perché non c’è niente di scontato nel vostro farvi prossimi, niente di automatico. La parabola ce lo racconta: l’amore è sempre nella libertà e la libertà sta nelle decisioni”.
Il Papa invita quindi a lavorare per costruire la civiltà dell’amore. “Chi si lascia portare in questa dinamica di compassione, di misericordia, inizia a vivere diversamente, a essere cittadino diversamente, a lavorare diversamente. Allora può sorgere davvero la civiltà dell’amore, quella prospettata dai miei santi predecessori Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II”. Leone sottolinea che “insieme a un gran numero di profeti e martiri del secolo scorso, essi hanno compreso che, agli abissi del cuore umano e agli orrori della guerra, solo la misericordia sa rispondere con nuovi inizi. Ora, sulle spalle di questi giganti, siamo entrati in un millennio in cui dare forma spirituale, culturale, giuridica, politica, economica alla civiltà dell’amore. L’enormità del dolore che osserviamo ci faccia cogliere la radicalità di questa chiamata”.
“Come il Samaritano, possiamo cambiare programma e direzione. Più del Samaritano abbiamo risorse e opportunità per dare concretezza storica alla speranza. Di questo, amici di Lampedusa, voi siete testimoni”, dice Leone.
“Da questo estremo lembo d’Europa nel Mare Mediterraneo, si vede meglio la chiamata epocale che il fenomeno migratorio rivolge alle società europee”. Il Papa sferza l’Europa sul fronte migranti: “Anche per questo aspetto – come per quelli della transizione ecologica e della promozione della pace – l’Europa possiede un potenziale unico, che le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado – in quest’area – di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona”. “È un compito delle istituzioni pubbliche ma anche di tutta la società civile e della Chiesa”, sottolinea.
E ancora: “Anche a Lampedusa la cultura dell’accoglienza ha una vocazione turistica, che – purtroppo – può sentirsi minacciata dalle rotte migratorie e svilupparsi nell’indifferenza, o persino in contrapposizione ai loro aspetti drammatici. Per molti, infatti, vacanza è solo distrazione, leggerezza, spensieratezza. Allora sembra che si debba innalzare un muro invisibile fra il mare dei naufraghi e quello dei vacanzieri”.
Da qui il monito: “Abbiate l’audacia di pensare diversamente. Poco a poco, con creatività, riuscirete a far sì che chiunque trascorre un periodo, anche di riposo, su quest’isola, possa diventare più umano misurandosi con la vostra carità, con ciò che il mare vi ha insegnato, con gli incontri che vi hanno educato”.
Al termine dell’omelia, il Papa saluta i lampedusani con una espressione che letteralmente significa ‘o mio respiro’ ed è il saluto più affettuoso usato dagli abitanti dell’isola per accogliere e confortare: “Voi comunità di Lampedusa e Linosa, non manchi mai il respiro della fede, della speranza e della carità: ‘O’scià!’”. E ammonisce: “Non lasciamoci vincere dalla paura”.
Papa Leone come Francesco, a Lampedusa nel segno dei migranti
Papa Francesco si recò a Lampedusa nel suo primo viaggio di pontificato l’8 luglio 2013. Leone arriverà oggi, giorno dell’anniversario della dichiarazione di Indipendenza Usa: “E’ la seconda visita di un pontefice a Lampedusa” ha detto l’arcivescovo di Agrigento, Alessandro Damiano. “Entrambe legate dallo stesso filo conduttore: l’attenzione a un popolo in cammino, i migranti, anche se è una parola che temo perché rischia di diventare categoria tra le tante. Francesco, prima e Leone, oggi, ci ricordano che migranti hanno una storia, relazioni, affetti che hanno dovuto abbandonare bruscamente. I migranti vanno guardati negli occhi”. (dall’inviata Elena Davolio)
ASNKRONOS 4 luglio 2026

